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La Fondazione Mario Del Monte ha promosso un incontro di approfondimento dedicato agli aspetti culturali della denatalità a Modena che si è tenuto venerdì 7 novembre alle ore 17.30 presso la sala conferenze “Renata Bergonzoni” della Casa delle Donne (Parco di Villa Ombrosa, Strada Vaciglio Nord 6, Modena). L’appuntamento è stato aperto da Stefania Vecchi, membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione, mentre i lavori sono stati presieduti dal presidente Roberto Guerzoni. La ricerca è stata presentata da Laura Furgeri, direttrice del Centro di Terapia Familiare di Bologna. Hanno seguito gli interventi di Vittorina Maestroni (Centro Documentazione Donna), della scrittrice e ricercatrice dell’Università di Padova Alessandra Minello e della giornalista Elena Bellei dell’associazione Blu Bramante. Le conclusioni sono state affidate al sindaco di Modena Massimo Mezzetti. Per rivedere l’iniziativa clicca su questo link: https://www.youtube.com/watch?v=nDTB_thVoEk
«È da tempi non sospetti che la Fondazione Mario Del Monte si occupa di questo tema, partendo da una considerazione fondamentale: la maternità non è né un destino né un dovere, ma dovrebbe essere una scelta – sottolinea Stefania Vecchi, membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione. – Può sembrare un’affermazione scontata, ma da essa derivano conseguenze importanti, soprattutto sul piano delle politiche pubbliche, che dovrebbero tradursi in azioni ben diverse da quelle oggi messe in campo dal governo, spesso limitate alla logica dei bonus. Si tratta di misure che rischiano di riproporre un’immagine della donna come “fattrice”, quasi premiata per la sua produttività. Come Fondazione, riteniamo invece necessario riconoscere non solo i limiti strutturali, ma anche il profondo cambiamento culturale in atto: un cambiamento che porta con sé molti aspetti positivi legati all’emancipazione femminile e femminista, ma anche nuove complessità, che intendiamo analizzare nel corso di questa serata. Ci siamo concentrati in particolare sulle trasformazioni culturali che, oggi, possono condurre alla rinuncia o alla non scelta di avere figli».
«Quando si parla di denatalità si tende a sottolineare quanto la comunità abbia bisogno di nuove generazioni che ne garantiscano la continuità – evidenzia la psicologa e psicoterapeuta Laura Fruggeri, direttrice del Centro Bolognese di Terapia Familiare –. Tuttavia, il riferimento alla comunità spesso si ferma qui, limitandosi a richiamare il bisogno. Quando invece si passa al tema della responsabilità – non solo di far nascere, ma anche di far crescere le nuove generazioni dotandole delle risorse materiali e immateriali necessarie – il problema viene immediatamente ricondotto alle donne o alle coppie. Questo rivela una visione della maternità e della genitorialità ancora confinata nella sfera privata, che comporta una iper-responsabilizzazione delle donne e delle coppie vissuta troppo spesso in solitudine. Anche il linguaggio che utilizziamo è rivelatore: parliamo di natalità, maternità, genitorialità, mai evochiamo la responsabilità di una vera e propria “comunità educante” capace di garantire alle famiglie non solo le risorse strutturali, ma anche quelle psicologiche, sociali e culturali necessarie per mettere al mondo figli e farli crescere. Solo così potremo costruire una società in cui decidere di avere un figlio non appaia come una scelta eroica, ma come un diritto sostenuto e condiviso».
«L’ iniziativa con la qualificata presenza della professoressa Minello ci permetterà di riflettere sul tema della natalità e della maternità offrendo spunti differenti e innovativi – sottolinea Vittorina Maestroni del Centro Documentazione Donna -. Troppo spesso finora il tema della maternità è stato vissuto come contraddittorio: da un lato le spinte pro-nataliste che colpevolizzano le donne che non fanno figli e dall’altro le resistenze che il mondo del lavoro continua ad avere nei confronti delle donne con madre in generale dei genitori. Bisogna affrontare la questione dal punto di vista culturale per creare le condizioni affinché alla fecondità desiderata e realizzata coincidano e che la maternità non sia un vincolo per la realizzazione professionale».
L’iniziativa si inserisce nel percorso di riflessione avviato nel 2022 e proseguito nel 2023 con la presentazione, sempre presso la sala “Renata Bergonzoni”, della ricerca quali-quantitativa “Denatalità a Modena. Un approccio integrato tra cultura, economia e servizi”, realizzata dalla Fondazione Mario Del Monte. Lo studio, sviluppato attraverso interviste a testimoni privilegiati e tre focus group – che hanno coinvolto giovani modenesi con e senza figli – ha consentito di elaborare un questionario somministrato a oltre 400 cittadini di età compresa tra i 25 e i 45 anni residenti nel Comune di Modena.
L’incontro del 7 novembre ha rappresentato dunque un ulteriore momento di confronto e approfondimento su un tema cruciale per il futuro della comunità modenese.


