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Come cambierà il lavoro da qui al 2040? Quali competenze saranno necessarie, quale ruolo avrà l’intelligenza artificiale e come si trasformerà il rapporto tra professione, identità personale e tempo libero? Sono alcuni degli interrogativi al centro di “Il lavoro che cambia. Modena: una sartoria tecnologica”, la ricerca promossa dalla Fondazione Mario Del Monte, curata da Andrea Zoboli, responsabile ricerche di Poleis, e Vittorio Martinelli, sociologo.
L’indagine ha coinvolto presidenti, amministratori e dirigenti di 19 imprese private e cooperative della provincia di Modena, appartenenti a settori differenti dell’economia locale, dalla manifattura all’agroalimentare, dalla ceramica all’automotive, fino ai servizi. Sono state raccolte oltre 30 ore di interviste qualitative, attraverso domande aperte che hanno invitato gli interlocutori a immaginare il lavoro nel 2040. Alle testimonianze aziendali si sono aggiunti un focus group esplorativo con giovani in ingresso nel mercato del lavoro e una ventesima intervista, condotta con ChatGPT il 21 maggio 2026, sottoponendo all’intelligenza artificiale le stesse domande rivolte agli imprenditori.
Puoi scaricare qui il rapporto di ricerca .
La ricerca non ha carattere statistico e non pretende di rappresentare l’intero sistema economico modenese: non sono stati coinvolti direttamente i lavoratori e le organizzazioni sindacali, né settori come la pubblica amministrazione, l’agricoltura e il turismo. L’obiettivo è raccogliere visioni, aspettative e interrogativi di chi oggi dirige le imprese, individuando possibili scenari e questioni sulle quali aprire un confronto.
I temi indagati spaziano dal valore attribuito al lavoro alla dimensione internazionale delle professioni, dalla migrazione delle competenze alla formazione continua. Sono stati approfonditi anche il coinvolgimento dei lavoratori nelle decisioni aziendali, le differenze retributive e di genere, il riconoscimento del merito, l’impatto delle nuove tecnologie, gli orari e l’organizzazione del lavoro, fino alla relazione tra luoghi di produzione e luoghi di vita.
Dalle interviste emergono scenari differenti, talvolta contrapposti. L’intelligenza artificiale, ad esempio, è riconosciuta come una delle principali forze di trasformazione, ma le valutazioni sulle sue conseguenze divergono: per alcuni potrà aumentare produttività e qualità dell’occupazione, per altri rischia di ridurre il ruolo umano, standardizzare le competenze e accentuare le disuguaglianze. Una possibile linea di divisione riguarda chi sarà in grado di governare le nuove tecnologie e chi, invece, si limiterà a eseguirne le indicazioni.
La ricerca evidenzia inoltre un possibile cambiamento nel valore attribuito al lavoro. Per una parte delle nuove generazioni la professione tende a perdere centralità come elemento di identità e realizzazione personale, lasciando maggiore spazio alla qualità della vita e agli interessi esterni all’azienda. Sul futuro dell’orario lavorativo, invece, le opinioni si dividono tra chi ne prevede una sostanziale stabilità e chi immagina una riduzione del tempo dedicato al lavoro.
Un altro nodo riguarda le retribuzioni e le disuguaglianze: alcuni intervistati ipotizzano un contenimento delle differenze salariali, mentre altri prevedono una crescente polarizzazione tra figure altamente specializzate e lavoratori più facilmente sostituibili. Anche la diffusione di gruppi professionali internazionali e la possibilità di lavorare per imprese straniere senza trasferirsi potrebbero modificare il rapporto tra competenze, territorio e opportunità economiche. Da queste riflessioni prende forma l’immagine di Modena come “sartoria tecnologica”: un sistema economico capace di coniugare innovazione, competenze specialistiche, creatività e saper fare, valorizzando la capacità di realizzare prodotti e soluzioni non standardizzati.
Roberto Guerzoni, presidente della Fondazione Mario Del Monte
«Modena ha un’economia forte, nella quale il lavoro è un elemento fondamentale e, allo stesso tempo, uno dei più esposti alla velocità delle trasformazioni. Con questa ricerca abbiamo voluto offrire un contributo al confronto sul suo futuro, raccogliendo oltre 30 ore di interviste a chi dirige 19 imprese del territorio. Ne emergono valutazioni diverse, talvolta contrastanti, ma ricche di spunti. La sintesi possibile è quella di una Modena capace di tenere insieme il saper fare e le nuove tecnologie, diventando una sartoria tecnologica».
Andrea Zoboli, responsabile ricerche di Poleis e co-curatore della ricerca
«Gli scenari che hanno disegnato possono essere estremizzati in due diversi profili. Da un lato c’è il lavoratore con competenze specifiche, pensiero critico e capacità di adattarsi al cambiamento, che collabora con una o più aziende, in Italia e all’estero. Dall’altro lato c’è il lavoratore disumanizzato dalla tecnologia, se non già rimpiazzato: non ha avuto l’opportunità di continuare la sua formazione. Spetta alla politica governare il vorticoso cambiamento che gli intervistati si attendono e limitare le contraddizioni che le immagini che abbiamo raccolto prospettano».
Vittorio Martinelli, sociologo e co-curatore della ricerca
«La prima discriminante sarà tra chi governerà l’intelligenza artificiale e chi ne subirà le indicazioni. Il lavoro cambierà rapidamente, richiederà capacità di adattamento e potrebbe perdere parte del suo ruolo nella costruzione dell’identità personale. Acquisterà così importanza la qualità della vita nei territori. Si aprirà inoltre una nuova stagione di diritti, soprattutto per chi sarà più esposto alle trasformazioni tecnologiche, e il tema di come restituire alle persone il tempo risparmiato grazie all’innovazione».
